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Nei momenti bui della storia, quando gli interessi privati prevalgono sugli interessi generali, e le elite, preposte a garantire la continuità del sistema, non riescono ad esprimere progetti e uomini validi atti a guidare il cambiamento, si ricorre ad uomini a latere del sistema per abbassare il rischio che corre il proprio status.
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E’ il caso di Pietro da Morrone, benedettino con la vocazione alla solitudine e all’ascetismo, che contro la sua volontà si ritrovo Papa. Nel tredicesimo secolo la Chiesa cattolica viveva un momento molto complesso, dovuto alla lotta per la supremazia tra potere temporale e potere spirituale, e il Sacro Collegio composto da dodici cardinali, che poi divennero undici, uno morì di peste, fu chiamato ad eleggere il successore di Papa Nicolò IV. Il Sacro Collegio era composto da cardinali di chiese romane e suburbicarie e risentiva delle lotte intestine della nobiltà romana. A complicare la situazione ci si mise pure Carlo D’Angiò, re di Napoli, che doveva sistemare la diatriba con gli Aragonesi dopo l’occupazione della Sicilia a seguito dei Vespri Siciliani, e l’accordo doveva avere “l’imprimatur” del Papa. I continui rinvii avevano favorito la crescita del malcontento sia popolare che del clero. Anche Pietro da Morrone aveva predetto “gravi castighi per la chiesa” se non si fosse eletto a breve il nuovo Papa. Il Conclave fu indetto nella città di Aquila, in piena seduta si presentò Carlo D’Angio, che venne cacciato, ma il messaggio ai porporati era stato chiaro. Così Pietro da Morrone, non porporato, si ritrovò Papa con il nome di Celestino V. L’elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice frate eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può essere spiegato dal proposito attendista di tacitare l’opinione pubblica e le monarchie più potenti d’Europa, vista l’impossibilità di eleggere un Papa su cui tutti fossero d’accordo. Una delle ipotesi più accreditate è che i cardinali fossero pervenuti a questa soluzione pensando di poter gestire, ciascuno a modo suo, la totale inesperienza del vecchio frate eremita, guidandolo in quel mondo curiale e burocratico a cui era totalmente estraneo, sia per reggere meglio la Chiesa in quel difficile momento, sia per vantaggi personali. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio divenne sede operativa del nuovo papato che poteva contare sull’appoggio e la “consulenza” di Carlo D’Angiò. Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica, atto che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300. Celestino V indisse il suo primo e unico Concistoro, nel quale nominò ben 13 nuovi cardinali, tra i quali nessuno romano, quasi tutti francesi.
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