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Riccardo Lenzi: Elezioni sì, elezioni no: votare subito (nonostante il Porcellum) o aspettare Godot? Stampa E-mail
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Riccardo Lenzi: Elezioni sì, elezioni no: votare subito (nonostante il Porcellum) o aspettare Godot?
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Persino ora che il Caimano sembra essere arrivato a fine corsa, l’opposizione è divisa sulle (urgentissime) scelte da compiere.

Di Pietro, preoccupato della sua sopravvivenza politica (senza Berlusconi che fine farà l’Idv?), chiede le elezioni anticipate, mentre la dirigenza Pd auspica un governo Monti. A prescindere dalla poco appassionante questione delle alleanze – con o senza il terzo polo? – il precipitare degli eventi rischia di relegare in un angolo della discussione un elemento che, invece, riveste e rivestirà un’importanza cruciale sull’evoluzione del quadro politico: la legge elettorale.

Solo nelle ultime ore qualche osservatore ha sollevato il tema, ricordando all’intero arco costituzionale il cul de sac in cui siamo finiti: è vero che l’attuale classe dirigente, dentro e fuori il Parlamento, ha perso la sua credibilità e ogni giorno che trascorre nel Palazzo produce un danno grave all’Italia; è però altrettanto vero che se si voterà in gennaio lo si farà con l’attuale legge elettorale che, come tutti ammettono, è una delle concause del disastro italiano.

Ammesso e non concesso che Berlusconi mantenga la promessa fatta al Presidente della Repubblica (mi dimetto dopo il maxiemendamento), il Palazzo si trova di fronte ad un bivio: incaricare una persona seria e competente di individuare una squadra di governo, sottoponendola alla fiducia di questo Parlamento; oppure sciogliere le Camere e andare a votare in gennaio.

Bene. Tutti fanno finta di dimenticare il problema della legge elettorale: di Berlusconi non ci si può fidare e ogni giorno che passa a Palazzo Chigi è un danno gravissimo all’Italia; ma è anche vero che se si andrà a votare a gennaio lo si farà con il porcellum (“e io non credo che andrei a votare”, ha aggiunto l’ex presidente della Rai). E nel caso si trovasse una maggioranza disponibile a sostenere un governo gradito all’Europa, quale sarà a riforma elettorale condivisa dal nuovo governo e dalla nuova maggioranza?

Il referendum promosso con successo da Parisi, Veltroni, Di Pietro, ecc. ha raccolto, contro ogni pronostico, un milione e 200 mila firme. Eppure, diversamente dai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, questo successo rischia di rivelarsi un boomerang: i due quesiti, infatti, sono in attesa del giudizio della Corte Costituzionale. E i precedenti non sono incoraggianti, come ha spiegato Cesare Salvi – ex senatore Ds e professore di diritto civile – due mesi sul ‘Riformista’:

“Il primo dei due quesiti referendari, che prevede l’abrogazione in toto della legge Calderoli, è palesemente inammissibile. Né si può sostenere, come pure ho avuto purtroppo occasione di leggere, che l’abrogazione dell’attuale legge fa rivivere quella precedente.



 

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