La donna , l’otto Marzo e la “rivoluzione” incompiuta. PDF Stampa E-mail
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La donna , l’otto Marzo e la “rivoluzione” incompiuta.
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L'8 Marzo, giornata internazionale della donna ( altrimenti detta festa della donna) è diventato un'immancabile celebrazione nel nostro calendario. Una sorta di festa con contenuti più ludici e consumistici, che di spessore.

 

 

Sull'origine e la scelta della data dell'8 marzo, sono vari i momenti storici a cui si può fare riferimento. Il più noto  fu l'incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist Company a New York avvenuto il 25 marzo del 1911. Nell'incidente persero la vita 148 persone, di cui la maggior parte operaie. Più legate alla ricorrenza sono, invece, le marce di pace organizzate l'8 marzo del 1913 dalle donne di tutta Europa con l'approssimarsi del primo conflitto mondiale. Ed ancora, la manifestazione di piazza a San Pietroburgo del febbraio 1917 organizzata dalle donne russe per richiedere il rientro in patria di mariti e figli impegnati in guerra.

Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro, alla condizione sociale e alle lotte per il diritto al voto, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna aveva dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Una riflessione è d’obbligo: mi chiedo che senso abbia, dopo cento anni, “celebrare” l’anniversario della festa così come ci viene propinata, in un modo che reca piuttosto disagio, che mette in moto la solita macchina del consumismo e dei discorsi sempre uguali, da cui nessuno si esime, traboccanti di retorica. Cosa si festeggia dunque? Conquiste più che normali? Traguardi che spettano di diritto alle donne in una società civile? E che senso ha celebrare questo giorno in una terra come la mia , la Calabria, dove tanto è stato fatto per l’emancipazione delle donne, ma dove tanto resta ancora da fare?

In Calabria la condizione attuale delle donne è migliorata, è vero,  ma c'è ancora tanta strada da fare per raggiungere la fin troppo declamata parità. In una terra come questa, ricca di contraddizioni, le questioni lavorative legate all’universo femminile sono inscindibilmente legate alla condizione sociale e culturale del territorio. La posizione di debolezza della donna lavoratrice, o aspirante tale, in Calabria è esponenzialmente maggiore di una donna del Nord. Gli elevati tassi di disoccupazione, il fenomeno del lavoro non regolare e della precarietà hanno inciso ancora di più sul soggetto più esposto, socialmente meno tutelato, qual è la donna.